V2V: le auto “parlano” tra loro per la sicurezza di tutti


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Anche voi da bambini immaginavate che nel 2000 avremmo viaggiato tutti sulle auto volanti? Per questo probabilmente ci sarà da aspettare ancora qualche decennio, ma è certo che le “auto parlanti” stanno già diventando una realtà. Tranquilli, non si tratta di un film di fantascienza: per “auto parlanti” intendiamo quelle che dispongono della tecnologia “vehicle-to-vehicle”, conosciuta come V2V.

Infatti il Governo Americano e la National Higway Traffic Safety Administration (l’ente statunitense per la sicurezza stradale) hanno comunicato nel febbraio 2014 l’intenzione di rendere obbligatoria la tecnologia V2V, che sarebbe in grado di mettere in comunicazione tra loro le auto circolanti nella stessa zona. Del resto siamo nell’epoca dei social network, e non è difficile immaginare che anche le auto un giorno potrebbero “parlare” tra loro a distanza.

Ma come funziona esattamente? Il sistema radio V2V è abbastanza simile al WiFi e consente di inviare segnali elettronici fino a quasi 300 metri di distanza da un veicolo all’altro, permettendo quindi ai conducenti di essere avvertiti di un pericolo in arrivo anche se non è presente nel loro campo visivo: consente alle auto di condividere velocità, posizione, direzione di marcia, frenate  e perdita di stabilità. Sembra che se il V2V prendesse piede, potrebbe prevenire tra il 70 e l’80 percento degli incidenti stradali, avendo quindi un impatto enorme sul concetto di sicurezza, così come l’hanno avuto l’uso delle cinture e dell’air bag.

Il segretario dei trasporti Anthony Foxx ha infatti proposto l’adozione del V2V, e tale normativa verrà sottoposta a un periodo di consultazione pubblica. “La tecnologia vehicle-to-vehicle rappresenta la prossima generazione dei miglioramenti nel campo della sicurezza automobilistica”, ha dichiarato Foxx.

Gli Stati Uniti sono dunque al lavoro per definire uno standard comune di applicazione della tecnologia V2V che potrebbe diventare obbligatoria già nel 2017. In questo senso il primato di innovazione tecnologica va certamente alla casa automobilistica Ford che già da tempo sta sviluppando dei sistemi di comunicazione automatica che permettano alle auto di rilevare un pericolo e, cosa ancora più importante, comunicarlo alle altre vetture che si trovano nelle vicinanze.

Le complicazioni per quanto riguarda la diffusione di questa tecnologia sono legate a dubbi sul tema della privacy, anche se, secondo quanto dichiarato, la tecnologia V2V non è in grado di identificare i veicoli, ne tantomeno di registrare informazioni personali. Le aziende inoltre vogliono una normativa chiara che esoneri i produttori da responsabilità in caso di incidenti con auto dotate di tecnologia V2V. Il piano normativo fortunatamente sembra avviato, anche se per avere informazioni più concrete dovremo aspettare ancora qualche mese. A metà del 2014 infatti dovrebbero essere resi pubblici i risultati del primo test su larga scala con 3000 veicoli V2V effettuato nel 2012,  e sarà così possibile valutare la reale efficacia del sistema.

 

 photocredit: digital trends

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Dal Giappone arriva l’auto del futuro


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Intelligenza artificiale, realtà aumentata, superdisplay… Tranquilli, non è un film di fantascienza anche se potrebbe sembrarlo! Nel paese del Sol Levante nasce una concept car, a metà fra shuttle, biga 2.0 e moto, in grado di connettersi allo stato d’animo del conducente.

La macchina del futuro è targata Toyota. Dal 2004 questa casa automobilistica è padrona del mercato Giapponese, e ha sempre dimostrato di essere all’avanguardia in fatto di nuove tecnologie. Il nome del modello è FV2, acronimo di Fun Vehicle 2, ed è già stata svelata al Salone di Tokyo 2013.

FV2 non ha il volante, e si guiderà con i movimenti del corpo. E’ lunga tre metri, larga poco più di uno e mezzo ed è rigorosamente monoposto. Anche il colore e le immagini presenti sulla scocca possono essere cambiate a proprio piacimento “creando una relazione sempre più stretta tra veicolo e guidatore”, sostiene Toyota. Altro particolare: le ruote sono sempre quattro ma sono disposte diversamente dalle auto tradizionali: sono infatti disposte davanti, ai lati e dietro.

Questo gioiello della tecnica è pensato per essere guidato in piedi: dopo l’accensione la calotta anteriore si alza e fa da scudo durante la marcia. Le tecnologie 2V (Vehicle to vehicle) e V2I (Vehicle to infrastructure) consentono a FV2 di muoversi in sicurezza e di fornire ogni tipo di avviso e assistenza alla guida. Non può mancare naturalmente il display in realtà aumentata, collocato all’interno del parabrezza.

Il veicolo del futuro dispone inoltre di quella che Toyota chiama “connessione emotiva”, derivata dalla tecnologia Toyota Heart Project: sperimentazione sull’intelligenza artificiale e sull’uomo robot. FV2 infatti è in grado di raccogliere informazioni sull’umore e sullo stato mentale del pilota attraverso un sistema di riconoscimento facciale e vocale. Queste informazioni accorpate ai dati di guida e allo storico degli spostamenti permettono a FV2 di suggerire destinazioni e assistere il conducente, diventando una specie di co-pilota in grado di evolvere e migliorarsi secondo le esigenze del conducente.

L’obiettivo infatti è quello di creare una completa simbiosi tra l’automobile e chi la guida. FV2 è stata presentata al salone di Tokyo come l’auto che punta a “migliorare l’esperienza di guida connettendosi fisicamente ed emotivamente con il conducente e diventando più divertente da guidare a mano a mano che viene condotta”.

State già sognando di guidarla? Naturalmente per ora non è possibile, ci vorrà ancora qualche tempo affinché simili gioiellini possano circolare liberamente sulle strade e siano alla portata di tutti. Ma per i più impazienti Toyota ha pensato a un’applicazione che mostra i primi dettagli del progetto e della “guida intuitiva”. Un mini-game a tutti gli effetti, visto che è possibile guidare la concept car attraverso vari tracciati e percorsi. L’applicazione è già disponibile su AppStore e Google Play per offrire a tutti i curiosi l’opportunità di provarla, seppure in versione virtuale.

Sicuramente Toyota FV2 è un prodigio di tecnologia, innovazione e voglia di sperimentare. E’ possibile che da questo prototipo, che difficilmente verrà utilizzato comunemente, emergano presto nuove idee che renderanno più piacevole, sicura e divertente anche la guida di modelli più tradizionali e possibilmente non monoposto, adatti a ogni tipo di esigenza. L’idea di avere un’automobile che “ci capisce” e risponde alle nostre esigenze è infatti molto piacevole, speriamo diventi presto realtà e non solo un prototipo da esibire nei saloni dedicati.

 photocredit: Motori Online

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Un volante aptico migliorerà la sicurezza in auto?


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La parola “aptico” deriva dal greco apto, che significa “tocco”. Parlando di interfaccia aptica intendiamo un dispositivo che permette di manovrare un robot, reale o virtuale, e di riceverne sensazioni tattili in risposta: ad esempio un joystick vibrante, o un display in braille utilizzato dai non vedenti. Ma come tutto questo può essere utile per migliorare la sicurezza alla guida?

Al giorno d’oggi siamo circondati da stimoli che in automobile diventano una facile distrazione: cellulari, smartphone, tablet, radio e naturalmente navigatori satellitari GPS. Per non parlare dei GPS installati direttamente sullo smartphone, che possono diventare una pericolosa fonte di distrazione mentre si cerca una strada alla guida. Guardare le indicazioni stradali sullo schermo dei navigatori oppure ascoltarne le istruzioni pone infatti il nostro cervello in una situazione di forte stress.

Per fortuna i ricercatori della Carnegie Mellon University e AT&T Labs hanno realizzato uno studio che indaga sulle potenzialità del “volante aptico”. I volanti vibranti non sono una novità: alcune case automobilistiche li hanno già impiegati per attirare l’attenzione di chi è alla guida. Ma il volante aptico in fase di sviluppo da parte di AT&T è in grado di “pulsare” in molti modi: riesce infatti a far percepire la direzione in cui svoltare basandosi sul percorso da effettuare. Lo studio è stato molto fruttuoso sui guidatori giovani che hanno dimostrato di sapersi adattare al volante aptico, i conducenti più giovani infatti si sono distratti meno ricevendo un feedback tattile dal volante vibrante. Nei conducenti più anziani purtroppo ha addirittura complicato la situazione, ma è emerso che gli effetti migliori sono stati ottenuti rafforzando la vibrazione del volante con segnali uditivi.

Anche nell’università dello Utah è in corso uno studio simile: un gruppo di ricercatori ha infatti inventato e testato un’interfaccia aptica per i volanti delle automobili, attraverso la quale fornire con sensazioni tattili le informazioni di guida suggerite da un Personal Navigation Device. Il fortunato guidatore non deve fare altro che puntare le dita delle mani su due Track Point provenienti da un computer. Quando il sistema di navigazione indicherà di svoltare a destra i due dispositivi touch tireranno gentilmente verso destra la pelle delle punte delle dita, guidando il movimento delle mani e delle braccia verso la direzione indicata. In questo modo, non c’è il rischio di essere distratti da un evento che avviene dentro o fuori dall’abitacolo e il sistema GPS non rischia di essere intrusivo e stressante per il cervello.

Le tecnologie aptiche sono attualmente uno dei maggiori settori di ricerca nella robotica, e anche la casa automobilistica Ford ha deciso di non farsi scappare l’opportunità di innovarsi. Zach Nelson, giovane ingegnere Ford, ha realizzato un prototipo di cambio manuale in grado di avvisare il conducente quando è il momento di inserire una nuova marcia, tramite vibrazione.
La piattaforma software integrata su alcuni dei modelli più recenti della casa Ford si chiama OpenXC ed è in grado di fornire parametri e dati in tempo reale su tutto ciò che riguarda il funzionamento del motore, come il numero di giri, la coppia erogata, la velocità ecc. Queste informazioni vengono elaborate dal sistema messo a punto che, confrontandole con quelle relative alla marcia inserita, è in grado di riconoscere il momento giusto per cambiare marcia.

Difficilmente questi due progetti avranno immediatamente uno sbocco commerciale sulle vetture, ma certo dimostrano come l’ingegno, la fantasia e l’innovazione siano sempre al servizio degli automobilisti per garantire una guida smart che sia anche sicura sotto ogni punto di vista.

 photocredit: Wired

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Auto solare (italiana!) attraversa l’Australia


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Avete sempre sognato di viaggiare per tutta l’Australia? Fatelo con un auto a energia solare! Il World Solar Challenge è la competizione dedicata alle auto ad energia solare, e prevede l’attraversamento dell’Australia. Si tratta di una competizione amichevole: tutte le squadre partono da Darwin con l’obiettivo di arrivare ad Adelaide, circa 3.000 chilometri più a sud.

Il viaggio prevede sette punti di controllo obbligatori, in cui i team manager possono aggiornarsi con le ultime informazioni sul meteo e la loro posizione in classifica. Ai check point inoltre le squadre possono svolgere elementari operazioni di manutenzione: controllo della pressione degli pneumatici e pulizia del veicolo.

Quest’anno tra i suggestivi paesaggi australiani è arrivata anche una macchina italiana, progettata presso l’Università di Bologna. Si tratta di Emilia 3, guidata dal team tutto italiano Onda Solare, avanguardia tecnologica per un’Italia che insegue i suoi sogni!

L’undici ottobre 2013 alle 9 del mattino (ora italiana) Emilia 3 è arrivata ad Adelaide, tagliando il traguardo finale del World Solar Challenge e classificandosi in decima posizione su ventidue partecipanti, appena dietro ai top team giapponesi e olandesi e accanto ai team di alcune tra le più prestigiose università del mondo. L’impresa è stata raggiunta grazie a un progetto multidisciplinare che ha coinvolto decine di persone.

Ma Emilia 3 non fa altro che proseguire una lunga tradizione di veicoli solari italiani che vanno in Australia, alla ricerca di una competizione “pulita”, proprio come l’energia che intendono promuovere. La prima volta fu grazie all’abruzzese “Futura” nel 1995. Il primo prototipo (Emilia 1) ha affrontato la competizione nel 2005, classificandosi al terzo posto, e nel 2001 è stata invece la volta di Emilia 2.

Emilia 3 riesce a raggiungere i 110 chilometri orari, spinta solo dai raggi del sole. Si tratta di una macchina monoposto, dal peso di 200 chilogrammi, munita di 391 celle fotovoltaiche monocristalline ad alta efficienza. Il corpo del veicolo è stato realizzato in fibre di carbonio, e tutti i materiali (ad esclusione della cella fotovoltaica e le batterie) sono stati realizzati in Italia, a Bologna. Nello sviluppo strutturale e meccanico di Emilia 3 sono state impiegate alcune tra le più avanzate tecniche di progettazione e sono state introdotte alcune delle più innovative ed avanzate tecniche per produrre componenti ad elevato contenuto tecnologico. La molla a balestra è uno dei tanti componenti che, grazie alla stretta collaborazione tra i ricercatori dell’Università di Bologna ed il team di Emilia 3, sono stati sviluppati coniugando innovazione, rigore scientifico ed avanzate pratiche costruttive. A proposito del pannello solare di Emilia 3, la ricerca è stata incentrata sul massimo rendimento delle centinaia di celle fotovoltaiche che convertono l’energia del sole in energia elettrica.

Sicuramente una competizione ambiziosa per i giovani italiani che vi hanno partecipato. Per ora le automobili a energia solare sono un prototipo, e difficilmente le vedremo affermarsi sulle nostre strade nei prossimi dieci anni. In ogni caso questo prodigio di tecnica, ricerca e innovazione è frutto delle incredibili esperienze e coraggio di nostri connazionali, che si sono impegnati (e continueranno a farlo!) per riportare l’eccellenza italiana al primo posto nel mondo.

Il prossimo appuntamento World Solar Challenge sarà quasi sicuramente in Sudafrica, e noi saremo in prima fila a fare il tifo per il team Onda Solare e, naturalmente, Emilia 4!

 

 photocredit: Onda Solare

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Regali tech: ecco qualche idea


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Dite addio ai regali tradizionali!

Negli ultimi anni il Natale si è fatto decisamente tecnologico e digitale!

La lista che segue propone una serie di regali tecnologici dal costo inferiore ai 150 euro, perché non è assolutamente vero che tutta la tecnologia è cara. Esistono oggetti graziosi, utili e innovativi che permettono infinite funzionalità e non necessitano di un salasso al portafogli. Data la natura spesso ‘non fisica’ (digitale) dei prodotti ad alta tecnologia, alcune delle nostre proposte regalo non sono nemmeno ‘oggetti’, ma esperienze che fanno più bella la vita di tutti i giorni.

Che ne pensate, ad esempio, di un abbonamento a Spotify? La rivoluzionaria applicazione permette di ascoltare milioni di brani, in pratica l’intera discografia mondiale, secondo una modalità streaming on demand. Per questo Natale 2013 è possibile regalare degli abbonamenti a pacchetto che durano da un mese fino a un anno, e sarà come regalare una quantità infinita di CD!

Sempre in tema musica citiamo le cuffie wireless, apprezzatissime dai giovani e da chi ha spesso la casa un po’ affollata. Questo tipo speciale di cuffie infatti permette di ascoltare la musica o la televisione anche a distanza, senza disturbare le altre persone presenti in casa. La situazione tipo? Giovane mamma in cucina, il figlio neonato fa un pisolino. Per la giovane mamma è possibile continuare ad ascoltare la televisione, senza alzare il volume e senza recare disturbo al piccolo.

Per gli amanti dei piccoli amici a quattro zampe invece suggeriamo un collare GPS. Questo collare contiene una sim telefonica e si gestisce attraverso una app, e permette di controllare la situazione del cane e di rintracciarlo ovunque e subito. Dite addio alle corse nel cuore della notte per recuperare il monello!

Tra i regali tech più acquistati e desiderati non è possibile non citare gli eReader, che stanno definitivamente rivoluzionando il nostro modo di approcciarci alla lettura. Ne esistono di diversi tipi e per diverse fasce di prezzo. La cosa che tutti hanno in comune è la possibilità di avere comodamente in borsa una biblioteca sterminata, leggeri e maneggevoli infatti contengono migliaia e migliaia di libri.

E se i vostri amici hanno già un eReader potete ovviamente regalare non un semplice libro, ma una collezione intera di eBook, che singolarmente costano di solito pochi euro.

Infine non possiamo farci mancare una dritta sull’accessorio tech preferito dai geek (e dai maldestri!): una tastiera leggera, ultra sottile, pieghevole ma soprattutto impermeabile grazie  alla struttura in silicone! Potrete finalmente fare felice quel cugino manager che a ogni Natale si rovescia addosso qualcosa.

Il tech non vi convince del tutto? Desiderate un regalo più romantico, ma comunque originale e acquistabile online? Per questo Natale regalate una stella! Sì avete letto bene. Su questo sito http://www.globalstarregistry.com/it  è possibile acquistare il regalo più scintillante e prezioso di tutti: potrete dare il nome a una stella, magari il nome della vostra persona del cuore. Il kit star venduto sul sito contiene un ciondolo inciso con la costellazione della stella che avete ‘battezzato’ e le sue esatte coordinate. Insieme al ciondolo si riceve anche un certificato che convalida il nome della stella.

Insomma, il nome della vostra persona del cuore potrebbe essere inciso per sempre nel cielo, proprio come nelle più belle storie d’amore. Se avete qualcuno che desiderate fare felice non abbiamo dubbi… Regalategli una stella.

 photocredit:  Groupon

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10 dicembre 2013  |  Tecnologia  |  , , ,  |  Nessun commento

Skully P1, il casco da moto a realtà aumentata


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Amici motociclisti: immaginate di salire sulla vostra moto e sfrecciare senza mai dover girare la testa, neanche per guardare gli specchietti! Sono cose che succedono raramente: quando si è in pista, o quando si trova una strada completamente sgombra.
Oppure succede quando si indossa Skully P1, il casco della startup californiana Skully, nata nella Silicon Valley nel 2013.
Questo straordinario oggetto ha già conquistato l’approvazione globale, l’encomio degli appassionati di hi-tech e di motociclismo, e un premio di tutto rispetto, il DEMO God Award del DEMO 2013, la sfida californiana per le startup più innovative.
Il casco a realtà aumentata Skully P1 è dotato di una fotocamera posteriore che riprende la strada a 180 gradi e invia il flusso video a un head-up display, un piccolo riquadro che appare in basso a destra sulla visiera. In altre parole: guardando normalmente la strada è possibile anche vedere direttamente sul casco tutto ciò che accade alle spalle e ai lati, con una visuale a 360 gradi.

Il sistema è ben integrato particolarmente anche con i dispositivi Android, e funziona perfettamente con qualsiasi cellulare dotato di tecnologia Bluetooth. I comandi vocali permettono di telefonare, ascoltare musica e avere informazioni su meteo e condizioni del traffico. Naturalmente non manca il GPS che proietta le informazioni di geolocalizzazione direttamente sulla visiera.
Ognuna di queste funzioni viene proiettata a richiesta sulla visiera digitale del casco, e l’utente può ovviamente scegliere di tenere anche la schermata totalmente libera, oppure di mantenere aperta solo qualcuna delle funzionalità nei pratici riquadri laterali.

Peraltro, secondo il materiale informativo fornito dall’azienda, il display digitale proiettato sulla visiera non appare appena si indossa il casco, ma solo quando si sono già percorsi almeno sei metri alla guida, ovvero quando il motociclista potrebbe avere necessità di adoperare le funzionalità aggiuntive.
Ma come viene alimentato? Persino la batteria è un gioiello. Si tratta infatti di una batteria a ioni di litio che garantisce otto ore di autonomia e si ricarica tramite micro USB.

Nemmeno un difetto per questo accessorio futuristico? In realtà il P1 è ancora un prototipo che, speriamo, potrà presto vedere la luce: sarà necessario testarlo in condizioni di guida prolungate per valutare realmente l’accessorio. Pare che sul sito dell’azienda stiano già raccogliendo adesioni per i primi test, e indiscrezioni suggeriscono che lo sbarco sul mercato avverrà già nell 2014.
I nostri dubbi riguardano principalmente la questione della sicurezza. E’ infatti probabile che ci voglia del tempo per abituarsi a questo tipo di visione, e diversi appassionati tra blogger e influencer della rete si sono dichiarati scettici a riguardo. La domanda ricorrente riguarda la riproduzione delle informazioni sulla visiera che, per quanto utili, si presentano di fatto come momenti di distrazione, che in moto potrebbero trasformarsi in pericoli.
Oltre alla sicurezza nelle situazioni di guida reale, un’altra incognita è rappresentata dal prezzo: la start up californiana che lo produce infatti non ha ancora rilasciato dichiarazioni a riguardo ma, data l’avanzata tecnologia impiegata, crediamo che, almeno all’inizio, il casco a realtà aumentata non sarà esattamente alla portata di tutti.

 photocredit: Wired

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Uber e Cabeo: app a confronto


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Uber nasce come start-up a San Francisco nel 2010, ricevendo finanziamenti da importanti angel investors della Silicon Valley, tra i quali spiccano nomi molto importanti del panorama tecnologico (il più importante fra tutti è Google).

L’applicazione funziona così: si scarica gratuitamente sul proprio smartphone, si inseriscono i dati della carta di credito e l’app visualizza la mappa del luogo in cui si trova, con l’indicazione delle auto disponibili nell’area circostante. Le auto messe a disposizione da Uber sono spesso modelli di marchi “di lusso” (BMW, Mercedes), e il conducente non è un semplice tassista ma un vero e proprio autista in giacca e cravatta. Il prezzo delle corse infatti è superiore del 20 o anche del 30 percento rispetto a una normale corsa diurna in taxi, ma di sera e di notte i prezzi si fanno più competitivi.

Il servizio è già attivo in 35 città del mondo, e viene finanziato dallo stesso Google. In Italia per ora è disponibile soltanto a Roma e Milano. L’idea in Italia non è stata accolta con entusiasmo, in particolar modo dalle categorie professionali connesse al servizio, ovvero i tassisti, che a Milano hanno già coniato il claim “Uber Go Home”. Dopo l’introduzione del servizio, sia a Roma che a Milano, i sindacati di categoria hanno iniziato una battaglia per difendere la posizione e il ‘mestiere’ dei tassisti dall’invasore Uber. Il servizio potrebbe infatti, potenzialmente, rivoluzionare il servizio taxi tradizionale, se non addirittura segnare la sua fine, per lo meno nella forma in cui siamo abituati a conoscerlo.

Ma anche Uber deve iniziare a temere per la propria leadership, nonostante la giovanissima età… Da poco è nato infatti Cabeo, un’altra applicazione rivolta invece a valorizzare il lavoro e la presenza dei tassisti, in collaborazione con la categoria professionale. L’applicazione permette di individuare in tempo reale la posizione del cliente che desidera effettuare un viaggio in taxi, creando così un canale diretto tra operatore e cliente.

Per una volta possiamo dire che non siamo ‘colonizzati’ da innovazioni digitali provenienti da oltreoceano. Cabeo infatti è una iniziativa tutta italiana, ideata e sviluppata da Key Capital, società italiana di investimenti. Ad oggi sono circa 500 i tassisti che hanno scaricata la versione a loro dedicata, nella città di Milano. Cabeo mira a espandersi nelle principali città italiane, ponendosi come alternativa sia a Uber che all’ormai superata Radio Taxi.
In conclusione, sia Uber che Cabeo si presentano come intelligenti iniziative, volte a migliorare il servizio di corsa privata per i consumatori, la prima con un progetto ‘disruptive’ rispetto alle abitudini di vita dei cittadini (un driver privato per tutti, invece del tassista nazional-popolare), mentre la seconda si propone come un’evoluzione digitale a supporto del classico servizio Taxi.

Sarà interessante nei prossimi anni verificare quale servizio riuscirà a imporsi sul territorio italiano, da sempre piuttosto restio ai cambiamenti.

Una cosa è certa: anche il caro, vecchio mondo dei taxi cambierà definitivamente.

 

photocredit: Il Post

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12 novembre 2013  |  News, Tecnologia  |  , , ,  |  Nessun commento

Nissan presenta il nuovo Concept Smart Watch per auto


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Nissan Motor è una casa automobilistica conosciuta sul mercato italiano soprattutto per i suoi fuoristrada. All’ultimo Salone dell’Auto di Francoforte, Nissan ha presentato un prodotto innovativo mai visto prima, Nissan Nismo Watch, lo smartwatch che si connette alla vettura, come già accade per gli smartphone, ma con alcune funzionalità aggiuntive davvero spettacolari.

Gareth Dunsmore, Marketing Communication Manager di Nissan per l’Europa ha annunciato che “la tecnologia indossabile è la nuova grande frontiera e intendiamo sfruttare questa innovazione per il marchio Nismo. In pista utilizziamo le più avanzate tecnologie di training biometrico per migliorare le prestazioni dei piloti del team Nissan ed è proprio con questa tecnologia che vogliamo arricchire l’esperienza di guida al volante di una Nismo.”

Il Nismo Watch, presentato a Francoforte 2013 tra gli “accessori tecnologici”, è un orologio intelligente, ovvero un’ orologio in grado di connettere il veicolo al guidatore e tenere sotto controllo ogni parametro ‘vitale’, sia del guidatore che del veicolo.

Ma come funziona? Semplice! Una volta indossato, viene collegato al computer di bordo dell’automobile via BLE (Bluetooth Low Energy) tramite un’applicazione ad hoc e fornisce una vasta serie di informazioni sullo stato, il consumo e le prestazioni del veicolo in tempo reale, inoltre è in grado di raccogliere allo stesso modo i dati biometrici personali tramite un sensore presente nell’orologio. Lo smartwatch può inoltre ricevere messaggi personalizzati dai tecnici di Nissan. L’orologio intelligente avvisa quando i battiti cardiaci stanno accelerando e invita a rallentare di conseguenza, fornisce consigli sulle condizioni di percorso e ricorda di fare il tagliando: un utile aiuto quindi per la sicurezza di guida. Nissan sta ulteriormente lavorando per sviluppare software e device che permettano anche di valutare le funzionalità cerebrali e altri parametri fisiologici, come lo stato di idratazione (o disidratazione) del guidatore e lo stato di affaticamento mentale.

Durante la presentazione del prodotto, Nissan ha ovviamente sottolineato che il monitoraggio dei dati personali sarà protetto per assicurare totale rispetto della privacy del guidatore.

Ma se il guidatore non ha particolari preoccupazioni dal punto di vista della sua privacy, può decidere di comunicare a tutto il mondo, o per lo meno agli amici online, le sue prestazioni automobilistiche. Lo smartwatch infatti è dotato anche di un software, chiamato Social Speed, che permette di condividere le proprie performance su Facebook, Twitter, Pinterest e Instagram. Insomma una sorta di piattaforma ‘sociale’ dedicata a chi ama la guida e, per ora, a chi possiede uno dei modelli Nissan dotati di Nismo Watch.

A questo proposito, ecco qualche dato sulla commercializzazione del prodotto: sarà disponibile in bianco, nero e nero-rosso (la caratteristica combinazione di colori del modello Nismo della Nissan), e sarà fornito di una batteria alimentata a litio che dura almeno sette giorni e che è naturalmente ricaricabile tramite microUsb.
Sarà distribuito in tutto il mondo, ma il prezzo è ancora sconosciuto. Per ora i fortunati che proveranno in anteprima lo Smart Watch saranno i piloti del team Nismo e chi possiede un modello sport 370Z, Juke e GT-R.

 

photocredit: Nissan

 

 


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5 novembre 2013  |  Tecnologia  |  , , ,  |  Nessun commento

Il vero nome di Iron Man? Elon Musk


Jon Favreau, il regista del film Iron Man, ha ammesso che per sviluppare la reincarnazione moderna del supereroe si è ispirato a una figura reale, che da anni è presente sulla scena del business ad alto ‘contenuto tecnologico’.

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Il modello in carne e ossa di Tony Stark si chiama Elon Musk, un nome che forse dirà poco al pubblico italiano, ma che negli Stati Uniti è sinonimo già da qualche anno della nuova imprenditorialità, che non pone limiti all’immaginazione e che si lancia in imprese degne di un fumetto da supereroi!

Nato in Sud Africa da padre ingegnere, si trasferisce presto in America per studiare nei migliori college. Ma la vera storia di Elon Musk inizia alla fine degli anni ’90 quando si aggrega al gruppo di giovani menti geniali che avrebbero fondato Paypal.
L’esperienza in Paypal è stata altamente formativa per tutti i membri originari del progetto, tanto che gli ‘impiegati’ della prima ora lasciarono subito l’azienda nel momento in cui venne comprata dal gigante Ebay, e si dedicarono alla fondazione di varie startup. Startup che sarebbero poi diventate i nuovi giganti dell’era ‘sociale’ di Internet: Linkedin, Yelp, e persino YouTube. Il gruppo è oggi simpaticamente soprannominato “The Paypal Mafia”.

Diversamente dagli altri ex-colleghi di Paypal, Elon può vantare una formazione non solo informatica, ma anche ingegneristica e decide di affrontare sfide più concrete rispetto alle start up digitali.
La sua prima avventura imprenditoriale in solitaria lo ha visto alle prese con… la NASA. Fonda nel 2002 la società SpaceX che costruisce lanciatori spaziali a razzo (i Falcon) e veicoli spaziali per il trasporto orbitale di persone e merci (i Dragon).
La SpaceX è la prima compagnia privata ad avere lanciato nello spazio una capsula che ha attraccato con successo alla Stazione Spaziale Internazionale, e sono previste una serie di lanci programmati per i prossimi anni: un vero e proprio servizio privato di navetta Terra-Stazione Spaziale.

Partire dallo spazio potrebbe sembrare il punto di arrivo di una carriera imprenditoriale, ma per il nostre eroe è solo l’inizio.
Elon prosegue l’avventura tornando sulla Terra e lancia il primo brand di auto completamente elettriche: Tesla Motors che ha subito molto successo presso gli americani più attenti ai temi dell’ecologia e dell’innovazione, nonché presso alcune star di Hollywood (particolarità che ha favorito la popolarità di Musk sui media e ha incoraggiato il successo di Tesla). Nonostante la crisi del settore automotive, Tesla si sta affermando anche in Europa, mentre i brand automobilistici storici iniziano con fatica a convertirsi verso l’ibrido e l’elettrico.

L’ultima sfida di Musk, recentissima, sposa di nuovo il tema del trasporto innovativo: è Hyperloop, un avveniristico sistema di trasporto che promette di collegare San Francisco a Los Angeles in mezz’ora di viaggio, raggiungendo la velocità di 1.000 km/h. Hyperloop è ancora un semplice concept, basato sull’idea di capsule pressurizzate che sfrecciano dentro enormi tubi sopraelevati o sotterranei. Certamente, come per Tesla e SpaceX, l’impegno di Musk riuscirà a trasformarlo in realtà.

Spazio, ipertrasporti, energie alternative; quale sarà la prossima sfida di Elon Musk?


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29 ottobre 2013  |  Tecnologia  |  , , ,  |  Nessun commento
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