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IONROAD: la app per la sicurezza stradale


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IonRoad è un’utilissima applicazione dedicata agli automobilisti, che ha lo scopo di migliorare la sicurezza in auto e prevenire gli incidenti stradali.

Si tratta di una delle applicazioni più scaricate dagli store, con più di un milione di utenti che hanno avviato il download. Ha ricevuto premi  e recensioni positive dalle principali testate del settore e permette di trasformare il proprio smartphone in un vero e proprio computer di bordo per l’auto.

Alla base dello sviluppo di un’applicazione come IonRoad c’è l’idea che le tecnologie che contribuiscono ad aumentare la sicurezza in auto dovrebbero essere alla portata di tutti.
IonRoad, sviluppata da iOnRoad Technologies, azienda di Tel Aviv specializzata nello sviluppo di tecnologie per auto, offre un sistema di sicurezza e controllo per i guidatori che  

non prevede l’uso di alcun tipo di hardware e che è utilizzabile con qualsiasi sistema operativo oggi disponibile per smartphone: iOs, Android, Linux e Windows.

Ma in che modo IonRoad aiuta a prevenire gli incidenti stradali?

Una volta fissato il proprio smartphone al lunotto anteriore dell’auto, come di solito si fa quando si vuole utilizzarlo come navigatore, l’applicazione avrà accesso diretto alla fotocamera, al Gps e ad altri sensori del telefono per aumentare la percezione della realtà ed avvisare il guidatore in caso di pericolo.
Qualche esempio? Attraverso la fotocamera può monitorare la distanza di sicurezza dalle altre auto, individuare ostacoli sulla strada o accorgersi se l’auto sta uscendo dalla corsia di marcia, avvisando il guidatore tramite un allarme visivo e sonoro. In caso di colpo di sonno o distrazione questo avviso può evitare impatti e collisioni e ridurre il rischio di incidenti.

Ci sono poi una serie di funzioni aggiuntive che rendono l’applicazione un alleato valido per qualunque guidatore: tramite il Gps e la fotocamera rileva dove è stata parcheggiata la macchina, può avvisare in caso di eccesso di velocità e redirezionare le telefonate in vivavoce.

Questa applicazione si inserisce in un panorama più ampio che è quello del supporto che gli smartphone stanno dando in ogni settore della vita privata e lavorativa, non da ultimo quello dei sistemi di assistenza alla guida.

A conferma delle potenzialità interessanti di questa applicazione, è notizia recente che  l’IonRoad Technologies è stata acquisita dalla Harman (azienda mondiale nelle soluzioni audio e per l’infotainment), con lo scopo dichiarato di migliorare ulteriormente il sistema offerto. Sull’argomento ha rilasciato delle dichiarazioni Dinesh C. Paliwal, ovvero il numero uno dell’azienda Harman, il quale ha specificato come i sistemi come iOnRoad possano fare realmente la differenza, soprattutto se affiancati dagli odierni display heads up (visori a sovrimpressione), che potrebbero fornire una visuale più chiara al guidatore sugli avvertimenti forniti continuamente dall’applicazione.

I costi?

Per Android la versione base è gratuita, mentre la versione Driving Pro costa 3,99 euro.
Per Apple l’applicazione costa 4,99 dollari


Accordo Enel-Eni: le colonnine green


Blog Dialogo

Il futuro della viabilità italiana si fa sempre più elettrico. Il produttore di energia Enel e il colosso degli idrocarburi Eni hanno firmato un protocollo d’intesa per una stretta collaborazione sulla mobilità elettrica dal punto di vista strategico, tecnologico, logistico e commerciale. L’accordo prevede la progressiva installazione di colonnine con tecnologia Enel nelle stazioni di servizio Eni, con lo scopo finale di garantire agli automobilisti green una possibilità di ricarica capillare sul territorio nazionale.

Attualmente il progetto sta vivendo una fase di studio per valutare le migliori soluzioni di posizionamento strategico delle colonnine, in un’ottica volta a creare una vera e propria rete di distribuzione che non comprenderà solamente le autostrade e le zone cittadine, ma anche alcune aree extraurbane. Viste le potenzialità di domanda, le prime colonnine verranno installate in Emilia-Romagna e in Veneto tra la fine dell’anno e l’inizio del 2014, e anche presso la sede direzionale Eni a San Donato Milanese e a Roma, in via Laurentina.  Questa fase di sperimentazione sarà fondamentale per analizzare le attività di ricarica sia a livello di utenze che di efficienza e per stabilire in tal modo le direttrici fondamentali da percorrere per la diffusione nel medio periodo.

Una cosa è sicura: il rifornimento sarà facile, veloce e confortevole. Le colonnine verranno posizionate nelle stazioni Eni più grandi, vicino alle tradizionali pompe di benzina. Per fare il “pieno di energia” ci vorranno dai venti ai trenta minuti, grazie ad un connettore universale di ricarica rapida a corrente alternata – con una potenza massima erogabile di 43 kW, alimentazione trifase 400 Vac, 50 Hz – e continua a 50 kW.

Insomma… giusto il tempo di un caffè o di un pranzo veloce e la vostra auto elettrica sarà pronta a ripartire più carica che mai. Durante la sosta, sarà anche possibile navigare nel web gratuitamente, Eni garantirà infatti 2 ore di accesso giornaliero in free wi-fi. In tema smart grid invece, l’accordo contempla lo studio di applicazioni per generare una parte della corrente erogata con l’utilizzo di pannelli fotovoltaici di cui sono già dotate 100 stazioni Eni.

I vertici delle due aziende si augurano che la spinta decisiva verso una mobilità sempre più green avverrà nel breve periodo, grazie alla prevista riduzione dei costi di auto elettriche e batterie; nel frattempo, grazie a questo accordo, la possibilità di una ricarica breve, semplice e accessibile si appresta a diventare realtà.

 

Photocredit: cristiancarrara

 

 


Co-internet


co-internet

Distribuire le spese di un viaggio in auto, affittare la propria casa mentre si è in vacanza, oppure rifarsi il guardaroba. Sono solo alcuni esempi dei beni e servizi che si possono offrire o di cui si può usufruire attraverso Internet. Negli ultimi anni infatti, la rete ha dato vita a sempre più piattaforme che permettono l’incontro diretto tra domanda ed offerta, senza l’onere dei costi d’intermediazione. Il motto è: la condivisione fa la forza. Perché mettere in comune beni e conoscenze tra persone significa risparmiare. E non solo. Va creandosi infatti anche un circolo virtuoso di nuovi contatti e di pratiche collettive legate al consumo sostenibile. Insomma, per fare economia e scambiare esperienze, la virtualità del web non è mai stata così concreta.  Gli esempi di “Co-internet” più efficaci? Passiamone in rassegna alcuni.

Mondo Co-Car. Ecco alcune buone pratiche di mobilità sostenibile. Grazie al car sharing (condivisione dell’auto) è possibile prenotare un’auto di un privato, pagando solo le ore di utilizzo del mezzo (RelayRides). La parola chiave è la flessibilità: in tal modo la vettura non è più bene di consumo ma diventa un servizio. C’è poi il car pooling (auto di gruppo): se dovete raggiungere una meta in auto e siete da soli, potete sempre condividerla con persone che fanno lo stesso itinerario. Si abbassano i costi del singolo e si viaggia in compagnia.

Co-Housing. Alberghi pieni o troppo costosi? C’è sempre una dolce casa che vi aspetta.  Chi cerca una sistemazione di pochi giorni può facilmente usufruire degli appartamenti di privati (Airbnb). Ma il co-housing nella sua accezione plenaria, riguarda la condivisione a monte degli spazi e delle comodità che un’alloggio fisso può offrire. Sempre più famiglie si conoscono in rete per scegliere un co-abitare responsabile, e poi acquistano materiali insieme, razionalizzano gli spazi comuni (ad es: lavanderia, spazio bici, sala lettura) e utilizzano collettivamente la stessa rete internet o un impianto elettrico centralizzato.

Co-Working. Ovvero, lavorare insieme, condividere l’affitto di un ufficio, spazi e strumenti (sala riunioni, internet, fax, scrivanie) o addirittura, in forma di baratto, scambiarsi le professionalità. In tempi di lavoro autonomo, è un grande risorsa. E il co-working è anche un modo per fare incontrare professionisti di ambiti specifici (es: gli artigiani con Etsy o gli artisti con Skillshare), o persone in cerca di piccole faccende come tagliare il prato di un concittadino o montargli una libreria (Taskrabbit).

Sempre più condivisioni. Nasce invece a Manhattan lo swap party, una sorta di festa-mercatino dello scambio di vestiti. La pratica si è diffusa anche in Italia e basta un rapido giro sui social network per trovare il “party” più vicino e magari accaparrarsi indumenti vintage -ma anche super alla moda- per un modico prezzo. E cosa si può fare con altri co-progetti tutti italiani? Per citarne solo alcuni si può anche condividere il cibo, una gita in barca, babysitters, biciclette o anche ricercare partecipanti per fare una partita di calcio nel campetto vicino a casa.

Co-internet: una potenziale rivoluzione per un nuovo tipo di economia basata sulla condivisione di beni, servizi e conoscenze!

 

photocredit: codiceinternet


Il primo scooter elettrico portatile


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Un’occhiata distratta farebbe pensare ad una semplice valigia con le rotelle. Dopo un’osservazione più accurata invece, c’è davvero da strofinarsi gli occhi: è nato Moveo, il primo scooter completamente elettrico che si ripiega su se stesso, assumendo l’elegante forma e la comodità di trasporto di un trolley. L’idea innovativa nasce dalla ungherese Antro Group, un’organizzazione no-profit che già da qualche anno sta sviluppando mezzi ecologici funzionali e maneggevoli sia nell’uso che nel trasporto, sempre ponendo al centro la tematica ambientale.

L’eco scooter Moveo è stato soprattutto pensato per chi vuole muoversi agevolmente in città senza l’assillo della ricerca di un parcheggio; arrivati a destinazione bastano poche e semplici mosse per trasformarlo in una valigia dotata di rotelle e maniglia integrata. Poi, si può comodamente trasportare dove si vuole. Le modalità d’incastro intelligente con le quali è stato progettato infatti, non lasciano nessuna parte meccanica in vista ed evitano così al guidatore di sporcarsi o di avere inconvenienti durante il trasporto manuale.

Ma quali sono le caratteristiche del mezzo? E soprattutto, quanto pesa l’inedito “bagaglio”? Ebbene, Moveo pesa solo 25 Kg, ha un’autonomia di 35 km – ideale per i brevi tragitti in città – e il modello base raggiunge una velocità di 45 km/h, a cui si può aggiungere un battery pack addizionale grazie al quale può toccare i 70 km/h. La ricarica completa del mezzo poi, è un vero gioco da ragazzi: è sufficiente attaccarlo ad una semplice presa elettrica per un’ora (il consumo è di 2 kWh/100 km). Oltre all’attenzione verso una massima funzionalità, non è stato di certo trascurato il design: Moveo ha linee sinuose e raffinate proprie dell’estetica d’avanguardia.

Già testato sulle strade ungheresi, il mezzo ha ottenuto ottimi riscontri; il suo esordio sul mercato è previsto per il 2014 con un primo stock di 4000 pezzi, ad un costo per esemplare che si aggira intorno ai 4500 euro. Ma viste le potenzialità rivoluzionarie del primo eco-scooter pieghevole, l’obiettivo dell’amministratore delegato di Moveo Tamás Slezak è di attirare nuovi investitori e produrne 15000 ad un prezzo di 3000 euro.

 

 

photocredit : digitaltrends

“BEE”: L’AUTO AD ENERGIA SOLARE


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Da pochi giorni è sbarcato a Napoli il Bee Green Mobility sharing, un nuovo progetto all’insegna della mobilità sostenibile che vede protagonista un modello di auto alimentato ad energia solare: il suo nome è “Bee” e richiama non solo il ronzio dell’ape ma anche la sua libertà di movimento. L’iniziativa nasce da un’idea dell’azienda partenopea NHP – acronimo di Nea-Helio-Polis, la Nuova Città del Sole – in partnership con Renault con lo scopo di creare una rete urbana di condivisione di mezzi a basso consumo.

Nella prima fase dell’eco-progetto le autovetture disponibili per i cittadini sono cinquanta, con postazioni denominate “Bee Point” e dislocate in venti punti strategici della città. I vantaggi sono molteplici: meno impatto sull’ambiente, facilità di movimento e risparmio. Innanzitutto l’utilizzo di “Bee” contribuisce ad abbattere le immissioni di polveri sottili e di CO2; inoltre le caratteristiche dell’auto – una Twizy Renault biposto larga 1.19 m e lunga 2.3 m – permettono uno spostamento più agile nel traffico cittadino con un’autonomia di circa 80km, ovvero dieci volte la distanza che copre mediamente un automobilista in città; a ciò si aggiunge l’accessibilità di parcheggio in appositi spazi a lei dedicati e il libero accesso alle isole pedonali ed alle Zone di Traffico Limitato (ZTL).

Un altro aspetto positivo è l’abbassamento dei costi per il cittadino: si paga solo il tempo di impiego e il mezzo è riconsegnabile in ciascuna delle venti postazioni autorizzate; in più il costo di assicurazione, carburante e manutenzione sono compresi nel prezzo. Per usufruire per la prima volta del servizio di car sharing è necessaria una pre-registrazione on-line, mentre nelle occasioni di utilizzo successive basta recarsi presso il “Bee Point” più vicino o chiamare un numero verde. Per andare incontro alle diverse esigenze di ogni singola persona, sono previsti diversi tipi di abbonamento:  giornaliero, weekend, settimanale, mensile e annuale, con sconti per gli  “under 25″ e gli “over 65”.

Il Bee Green Mobility sharing sta vivendo la così detta “fase pilota” e si è stimato che entro il 2015 le auto ecologiche disponibili a Napoli saranno 250 con ben 100 Bee Point. Il progetto partecipa inoltre a  “World you like” (“Un mondo come piace a te”), il concorso lanciato dall’Unione Europea e mirato a premiare le soluzioni più efficaci in termini di riduzione dell’impatto ambientale e di risparmio. Da maggio sarà possibile votare sul portale (http://world-you-like.europa.eu/it/) l’iniziativa che riterrete più lungimirante.

 

credit: http://www.bee.it/


Il 2013 è l’anno delle auto a metano


metano

Convenienti e green. Con un pieno (che di solito si aggira intorno a una ventina di euro) si percorrono all’incirca lo stesso numero di chilometri di una automobile a benzina o a gasolio, ma le emissioni sono molte meno e le possibilità di circolazione molto più ampie, dato che le auto a metano spesso possono accedere nelle zone a traffico limitano e sono esenti dalle giornate di blocco del traffico. Ecco che il metano (anche grazie agli incentivi statali) diventa la frontiera del 2013, sempre più apprezzata dagli automobilisti sensibili alle tematiche ambientaliste. Volete comprarne una? Non sapete quale scegliere? A seguire, le novità di quest’anno:

—Panda Natural Power
Presente in una doppia versione, la basic e la Trekking (con le sospensioni rialzate): è la nuova Panda più ecologica di sempre, con emissioni bassissime (86 grammi di CO2 per chilometro) e un’ottima autonomia (3,2 chili di metano per 100 km).
–Mercedes Classe B 200 Natural Gas Drive
Non è ancora sul mercato, ma è solo questione di qualche mese. E c’è da scommettere che sarà proprio questo modello a vantare il titolo di auto a metano più chic del momento: la prima auto di classe B alimentata a gas naturale, con consumi bassi e emissioni poco più alte di quelle della Panda.


–Voskswagen Eco Up!
Piccola, ma accessoriata. L’ultima trovata della casa Volkswagen si preannuncia come la vera e propria rivoluzione dell’anno; consuma solo 3 euro di metano per percorrere 100 chilometri, dotata dello stesso motore di altre vetture (Seat Mii e Skoda Citigo) ma curata maggiormente nei dettagli.


– Lancia Ypsilon a metano Twinair
Più alta da terra rispetto alla normale Lancia Ypsilon, perché sotto il pianale (per non intaccare troppo la capacità del bagagliaio) è dotata di due bombole del metano per una capacità complessiva di 12 kg. Presente in due versioni :Silver e la più accessoriata Gold. Da un punto di vista meccanico, il motore è lo stesso della Panda TwinAir Turbo che in termini di prestazioni consuma 3,1kg di metano per 100km.


— Opel Zafira ecoM 1.6 16V Turbo One e Opel Zafira Tourer EcoM 1.6 Turbo
Le due monovolume della Opel sono l’opzione a metano pensata per le famiglie. Non paga, la casa tedesca offre anche la versione a metano del multi-spazio Combo.

 

 

photocredit: ecatoncheires

In vino energia


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“In vino… energia”, si potrebbe dire stravolgendo il celebre detto “in vino veritas”. Perché dallo scorso dicembre le vinacce non sono più materiali vegetali di scarto, bensì un nuovo biocarburante pronto a dimostrare ancora una volta come ecologia e energie alternative possano essere utilizzate al servizio dell’industria.

La rivoluzione è rigorosamente made in Italy e porta la firma di due aziende di Novara, Torraccia del Piantavigna e Distilleria Francoli, che hanno avuto il lampo di genio di creare il primo forno in grado di produrre energia grazie a vari materiali di scarto, come la vinaccia, il legno di potatura dei vigneti, la lolla di riso e l’erba tagliata. E funziona! Il risultato è di 1 MW di energia prodotta ogni ora, molto più di quella necessaria per il fabbisogno delle aziende stesse, che si calcola essere circa del 10% rispetto all’energia totale prodotta. Il merito di Torraccia del Piantavigna e Distilleria Francoli è quello di aver messo a punto il primo forno in grado di elaborare materiali differenti, creando una sorta di piccola centrale elettrica. Il funzionamento del forno è tutto sommato semplice: portando (per combustione) ad ebollizione l’acqua della caldaia, il calore attiverà la turbina destinata a produrre energia elettrica. Il progetto è green al 100%: l’acqua di raffreddamento sarà riutilizzata e recuperata per il riscaldamento di serre e allevamenti di pesce. La cenere prodotta in seguito alla combustione del materiale vegetale verrà poi utilizzata da una ditta di concimi per realizzare un compost naturale. E, come se tutto questo non bastasse, anche le emissioni di C02 generate durante il processo di combustione verranno recuperate: saranno infatti utilizzate nelle serre destinate alla coltivazione di ortaggi con concimazione carbonica, ovvero in quelle serre in cui è necessario creare un ambiente ricco di anidride carbonica per accelerare la fotosintesi clorofilliana e incrementare la produttività.

Questa speciale centrale sarà messa a disposizione del territorio: anche le altre cantine potranno usufruirne (e guadagnarci in base alla quantità di materiale di scarto messo a disposizione), così come le amministrazioni comunali della zona che potranno qui smaltire tutto quel materiale che il lavoro di manutenzione di boschi e aiuole produce. In barba a chi dice che il vino fa male.

 

photocredit:  Erin McGuire

Smart City


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Gestione dell’energia. Mobilità. Riduzione dell’impatto ambientale. Sono questi i requisiti fondamentali per far sì che una città rientri all’interno di quell’ambita definizione di Smart City, ovvero città intelligente, città del futuro. Non si tratta di utopia, ma di progetti reali che hanno trasformato l’aspetto di alcune importanti metropoli.

In testa c’è Barcellona, che da tempo, ha attuato una politica green grazie a una partnership tra Comune e alcune compagnie internazionali: dal 2000, ad esempio, ha imposto a tutti gli edifici che raggiungono una determinata soglia di altezza di utilizzare energia solare e ha incentivato l’uso di auto elettriche installando oltre 200 stazioni di rifornimento in città. Nelle vicinanze, a Sant Cugat, sono stati posizionati dei sensori all’interno delle fontane per monitorare lo spreco di acqua pubblica. I sensori si trovano persino sui cestini dei rifiuti, in modo tale da ottimizzarne lo smaltimento.
Non ha nulla da invidiare alla città catalana la capitale britannica. Qui i cestini sono addirittura parlanti: voci di personaggi famosi ringraziano i cittadini per averli utilizzati, così da invogliarli a continuare a seguire la “retta via”. Londra è anche promotrice del progetto Waste-to-Enery, finalizzato a trasformare i rifiuti in una nuova fonte di energia elettrica. Tra le innovazioni british va ricordata anche quella di creare musica a partire dai rumori del traffico.
Negli States lo scettro di “miglior città intelligente” va a New Brunswick, la cittadina del New Jersey che sta realizzando il primo ospedale universitario che funzionerà ad energia solare, riducendo di gran lunga i costi di gestione della struttura.
Posizione d’onore nell’elenco delle Smart City spetta anche a Monaco e a Helsinki. La città tedesca vanta la creazione (grazie a Ibm) del primo super-computer ecologico, che utilizza il 40% di energia in meno di uno normale con le stesse funzionalità. La capitale finlandese, invece, sta portando avanti il progetto Low2No che mira a realizzare il primo quartiere totalmente a impatto zero, sostenibile al 100%.
Anche in Italia passi in avanti per la costruzione di Smart City sono stati fatti. A Pisa, per esempio, i parcheggi si trovano grazie ad un’app sul cellulare e si pagano utilizzando il telefonino. Veneria Reale è diventata una sorta di centro digitale, dotato di una smart card che fornisce molti interessanti servizi, dal noleggio delle bici alla mensa scolastica, dai buoni sconto all’accesso alle piscine comunali. Ma siamo agli inizi. Il Miur (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) ha stanziato (in un decreto datato 5 luglio 2012) ben 665,5 milioni di euro per progetti innovativi che portino le città italiane ad avere un posto al sole tra le smart city più all’avanguardia del mondo.

 

photocredit angelocesare

Il decalogo della mobilità delle donne per le donne


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Migliorare la mobilità cittadina per le donne e aumentarne la sicurezza. È questo l’obiettivo della Carta della mobilità delle donne, presentata da Federmobilità, in collaborazione con Adiconsum. Si tratta di una sorta di decalogo che, a punti, illustra le migliorie che devono essere fatte per venire incontro alle esigenze delle donne che si muovono in città con i mezzi pubblici. Perché una recente indagine di Eurobarometro ha messo in luce come il gentil sesso utilizzi i trasporti pubblici più degli uomini (23% contro 18%) e si muova non a ridosso delle ore di punta e con spostamenti multi-stop, ovvero compiendo una serie di fermate intermedie per fare commissioni quotidiane, portare i figli a scuola, sbrigare pratiche. E’ proprio per queste donne-tuttofare, vere eroine della nostra contemporaneità, che è pensata questa carta. Le richieste sono semplici e, se in alcuni casi necessitano di investimenti, in altri sono realizzabili razionalizzando i servizi già esistenti.

I primi cinque punti si soffermano sul concetto di sicurezza: ecco che è auspicabile avere fermate luminose con punti di comunicazione con i centri di sorveglianza, posti riservati per le donne più vicino al conducente, carrozze e scomparti rosa sui treni a lunga percorrenza e notturni, parcheggi per le donne sicuri e facilmente raggiungibili, un più semplice accesso ai mezzi pubblici con i passeggini.

Il decalogo continua analizzando altri fattori, legati anche al mondo del lavoro: è richiesta una maggiore presenza femminile nella governance delle aziende di trasporto e della pubblica amministrazione. Inoltre si richiede vengano applicate tariffe rosa per i servizi alla mobilità (car sharing, taxi in orari notturni e biglietti multi corsa). Che la “mobilità di genere” sia ormai un fenomeno da prendere in considerazione l’ha dimostrato anche il Parlamento Europeo, che lo scorso maggio aveva dedicato una giornata allo studio «The role of women in the green economy – The issue of mobility». Perché una buona mobilità migliora la qualità della vita e, non solo, influisce in modo positivo sull’ambiente, riducendo l’annoso problema dell’inquinamento.

 

photocredit:  [phil h]

Benzina creata dall’aria: il sacro graal della green economy


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È l’aria il biocarburante del futuro. No, non avete letto male. L’aria. A dirlo sono un gruppo di ricercatori britannici della Air Fuel Synthesis, una piccola ma intraprendente start up inglese che ha da poco messo a segno un’impresa a dir poco epocale, ovvero ha estratto benzina dall’aria, attraverso un processo chimico basato sull’interazione dell’idrogeno presente nell’acqua con il diossido di carbonio che vi è nell’atmosfera. Una vera e propria evoluzione che potrebbe trasformare tutto il settore dei carburanti e, al tempo stesso, annientare uno dei principali gas serra presenti nell’atmosfera. Insomma, si potrebbe dare un nuovo volto al mondo intero, risolvendo (o per lo meno attenuando) la crisi energetica e il riscaldamento globale.

Gli studiosi sono infatti riusciti a produrre, in una piccola raffineria a Stockton-on-Tees, nel nord-ovest del Regno Unito, ben cinque litri di benzina usando solo anidride carbonica e vapore d’acqua. Si tratta quindi di una benzina pulita, sintetica, ben lontana da quella proveniente da fonti fossili che allo stato attuale si trova in tutte le nostre vetture, auto, moto, bus, camion e via dicendo.

Non stupisce che i giornali inglesi abbiano dedicato alla notizia le prime pagine, con tanto di titoloni che gridavano al “sacro graal della green economy”. Finalmente una benzina pulita che si potrebbe produrre su larga scala senza il bisogno di grandi investimenti per realizzare nuove infrastrutture. I risultati, nel giro di pochi anni, potrebbero essere enormi anche se attualmente il progetto è ancora in fase di studio (e i costi per la creazione del carburante ancora troppo alti). Tuttavia una volta abbattuto l’inghippo economico (la storia dimostra che è solo questione di tempo), la benzina prodotta dall’aria potrebbe diventare all’ordine del giorno.

Ad appoggiare il progetto c’è anche un nome che è una garanzia: la storica Institution of Mechanical Engineers, l’istituzione britannica attiva dalla metà del 1800 nel campo della ricerca scientifica.

 

photocredit:  Sprengben

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