Post taggati ‘dialogo’

Guida a destra o a sinistra? Alla scoperta del fenomeno


GuidaDestra

Dite la verità, anche a voi è capitato di andare in Inghilterra e rischiare di venire travolti sulle strisce pedonali per aver guardato prima a destra? È normale, normalissimo. Ma per fortuna i conducenti Inglesi sono abituati alla “distrazione” degli altri europei. Sì, perché noi Italiani (e non solo!) siamo abituati alla cosiddetta “guida a destra”, e questo può risultare molto impegnativo nei paesi che non la pensano come noi. In ogni caso anche se il più conosciuto è il Regno Unito la verità è che al giorno d’oggi sono molti i paesi che utilizzano la “guida a sinistra”, circa il 34%. Australia, India, Indonesia, Malta, Sud Africa… Questi sono solo alcuni dei paesi in cui si guida a sinistra, e molti di essi sono o sono state Colonie Britanniche dove le usanze della Madre Patria si sono lentamente diffuse e consolidate nel corso della storia.

Ma da dove arriva questa differenza di comportamento nel viaggiare su strada?

Le origini sono molto antiche: innanzitutto è necessario ricordare che un tempo quasi tutti camminavano sul lato sinistro della strada, per diverse ragioni, a cominciare dal fatto che camminando a sinistra ci si trovava nella posizione ideale per sguainare la spada, e per lo stesso motivo risultava più facile salire a cavallo dalla parte sinistra, in modo che la spada non fosse d’intralcio.

Questa tendenza fu ufficializzata nel 1300 da Papa Bonifacio che ordinò che tutti i pellegrini dovevano viaggiare sul lato sinistro. Qualche secolo dopo però, per la precisione nel 1773, il Governo Britannico introdusse un codice stradale chiamato “The General Highways Act” dovuto all’improvviso aumento di cavalli sulle strade, che raccomandava di tenere la sinistra.

Nell’Europa continentale le cose sono andate diversamente: proprio grazie alla Rivoluzione Francese nel 1789 e con la caduta della Bastiglia gli aristocratici spaventati iniziarono a viaggiare sulla parte destra della strada per passare inosservati. Al 1793 risale la prima legge europea che stabiliva di tenere la destra, in Danimarca, e questa legge venne imitata l’anno dopo dai francesi che fecero della nuova consuetudine una regola valida per tutti. Con l’impero napoleonico e la conquista dell’Europa si iniziò perciò a viaggiare sulla destra, con l’eccezione dei paesi non conquistati come ad esempio il Regno Unito.

Naturalmente l’Europa è spesso divisa sulla questione “guida” degli inglesi, che naturalmente non hanno la minima intenzione di modificare le loro abitudini, sia perché la manovra costerebbe migliaia di sterline sia per una questione di orgoglio storico e nazionale. L’ultimo paese europeo a cambiare da destra a sinistra il senso di marcia fu la Svezia nel 1967 e a parte i primi tempi di smarrimento si può dire che la manovra fece bene al paese, soprattutto per quanto riguarda il numero degli incidenti stradali che decrementarono notevolmente.

Se doveste andare a fare una vacanza o un viaggio in paesi dove vige la guida a sinistra sappiate che abituarsi non è poi così difficile, ma conviene comunque prendere dei piccoli accorgimenti per muovervi in tutta sicurezza. Un consiglio? Al momento del ritiro della macchina presso la società di autonoleggio prendetevi svariati minuti per prendere coscienza del posto di guida, fate delle prove, sistemate bene il sedile e regolate gli specchietti. Per i primi tempi fate attenzione ai sorpassi, agli incroci e alle rotonde, guidate piano e con prudenza e vedrete che nel giro di qualche giorno vi sarete abituati e la guida a sinistra non avrà più segreti per voi.

 photocredit: robertsutcliffe.com

 


Festa della mamma: idee regalo originali e creative


FestaDellaMamma

La festa della mamma è una ricorrenza di tipo civile diffusa in tutto il mondo, e viene celebrata per festeggiare la maternità e l’importanza di tutte le mamme del mondo. Viene festeggiata in date diverse a seconda del paese in cui ci si trova, ma per quanto riguarda l’Italia (e anche gli Stati Uniti e la Svizzera) cade tendenzialmente la seconda domenica di maggio. In Italia comunque la tradizione è nata in Liguria negli anni ’50 del ‘900, quando la Festa venne resa Istituzionale dal Senato della Repubblica.

Quest’anno la festa cadrà di domenica 11 maggio, e per i ritardatari sarà utile questa lista in cui elencheremo regali creativi e originali, pensati proprio per farla felice e lasciarla senza parole.

Se la vostra mamma ha la passione per la cucina, ad esempio, perché non regalarle un libro con le sue ricette più amate dei pranzi in famiglia? Potete realizzarlo online a costi ridotti con foto e scritte, e lasciare degli spazi bianchi dove lei stessa potrà annotare le sue ricette da lasciare a figlie e nipoti, come un vero chef! Oppure se la mamma in questione è una donna che non si rilassa mai optate per un cofanetto SPA, in commercio ne esistono di tutti i tipi e per tutte le tasche: massaggi, terme, estetista, parrucchiera… Regalatele qualcosa che la faccia sentire coccolata, bellissima e amata, una giornata tutta per lei in cui prendersi cura di se stessa e riposarsi un po’.

Naturalmente non mancano le soluzioni anche per le mamme “tech” che amano essere al passo coi tempi. Una custodia per lo smartphone, oppure per le appassionate di musica suggeriamo una cassa portatile capace di amplificare il segnale audio proveniente da telefono o tablet, così la vostra mamma potrà ascoltare la musica ovunque sia in casa che fuori.

Per le mamme più modaiole il suggerimento è semplicissimo: cercate di scoprire qual è il suo negozio di abiti, scarpe e accessori preferito e accompagnatela a fare un pomeriggio di shopping. In questo modo non solo la renderete felice ma avrete anche l’occasione di passare qualche ora insieme, divertirvi e parlare. Pensate che bello portarla in giro per negozi proprio come se fosse una ragazzina!

Se invece volete optare per qualcosa di più classico i fiori sono sempre un ottimo pensiero: vi raccomandiamo però di sceglierli con cura. Su internet è possibile consultare moltissimi siti che vi aiuteranno a scegliere il fiore più adatto in base alla data di nascita, alla personalità, ai gusti e al significato. I tulipani ad esempio sono allegri e spensierati, perfetti per le mamme più vivaci. Le orchidee sono invece simbolo di purezza ed eleganza, se la vostra mamma è una donna all’antica con gusti molto classici questo fiore è perfetto e la renderà felice. Poi girasoli per le più combattive, calle per le più raffinate e naturalmente rose, che sono sempre perfette.

Cosa importantissima, non dimenticate di allegare al vostro regalo un bigliettino in cui le dite quanto le volete bene. Se non siete dei tipi fantasiosi e scrivere non è il vostro forte la soluzione è semplicissima: scegliete una canzone o una citazione che vi fa pensare a vostra madre e scrivetela aggiungendo solo la data e la firma, in questo modo riuscirete a esprimerle tutto il vostro affetto senza “costringervi” a scrivere una poesia romantica!

Ad ogni modo qualsiasi cosa vogliate regalare alla vostra mamma l’importante è che sia un pensiero spontaneo e fatto col cuore. Fatela felice e fatela sentire importante, perché lo è. Auguri a tutte le mamme!

 photocredit: Mamma e bambino.it

 


Italiane in Formula 1


donneF1

“Non è uno sport per ragazze”. Ma chi lo dice? Dal 1950 a oggi sono diverse le donne ad aver corso in Formula 1, tre delle quali provenienti dall’Italia. Maria Teresa De Filippis, napoletana, fu la prima. Nel 1948 vinse la sua prima gara, che si svolgeva nella zona di Salerno, a bordo di una FIAT 500. Attirò l’attenzione di Ernesto Maserati pochi anni dopo, quando nel 1954 arrivò seconda al campionato italiano per vetture sportive.

Proprio con Maserati nel 1958 Maria Teresa arrivò in Formula 1, dove provò a qualificarsi al Gran Premio di Monaco senza successo. L’anno seguente non fu ammessa a correre a Reims a causa del direttore di gara che dichiarò: “L’unico casco che una donna deve mettersi è quello del parrucchiere”, e anche se oggi pare strano, ai tempi l’episodio non suscitò particolare scalpore.

Maria Teresa ha abbandonato la Formula 1 ormai dal 1959, ma non ha mai dimenticato la sua grande passione. In un’intervista ha azzardato un confronto tra Formula 1 degli anni ’50 e quella dei giorni nostri, sostenendo che all’epoca le corse erano più pericolose e i rischi mortali sempre in agguato, ma se potesse tornare indietro rifarebbe tutto quello che ha fatto. Coraggiosa, rivoluzionaria e amante del rischio, proprio come ogni pilota di Formula 1, senza distinzione di genere!

Un’altra “pilotessa” italiana di grande fama fu Maria Grazia “Lella” Lombardi, che entrò in Formula 1 nel 1974. Fu proprio Lella a partecipare alla tragica corsa del 1976 quando l’auto del tedesco Rolf Stommelen travolse cinque spettatori. La gara fu sospesa mentre Lella era in sesta posizione su otto concorrenti, e i direttori di gara decisero di attribuire punteggi dimezzati: quel risultato rimane ad oggi il migliore raggiunto da una donna in Formula 1. Lella Lombardi morì a Milano nel 1992. I motori e le corse rimasero sempre una sua grandissima passione. La sua frase più celebre? Indubbiamente questa: “Preferisco avere un incidente che innamorarmi – ecco quanto amo le corse.” E le amava per davvero, al punto che ancora oggi è considerata una tra le donne pilota più celebri e ammirate al mondo, non solo all’interno della Formula 1 ma in tutte le competizioni sportive.

L’ultima donna italiana a cimentarsi coi motori delle vetture di Formula 1 è la romana Giovanna Amati che dopo lunga gavetta nel 1987 approdò in Formula 3000. Dopo 5 stagioni, debuttò in Formula 1 come seconda guida ufficiale della Brabham. Non riuscì mai a qualificarsi nei primi tre gran premi in Sud Africa, Messico e Brasile e venne sostituita. Giovanna però non si fece abbattere e continuò la sua carriera nel mondo delle corse ottenendo un terzo posto nella classifica del campionato Sports Racing World nel 1999.

Anche Oltreoceano le donne che corrono in gare automobilistiche sono moltissime, e spesso ottengono risultati migliori dei colleghi maschi. In Italia invece il primato degli uomini rimane indiscusso. Uno dei motivi è da ricondurre anche al tipo di gara: in America infatti le piste sono spesso ovali, e per questo le sollecitazioni fisiche sono più sopportabili rispetto a quelle dei Gran Premi di Formula 1.

Ad ogni modo queste tre eroine tutte italiane delle corse dimostrano che niente è impossibile, e che i motori non sono una “cosa da uomini”.

 photocredit: Panorama

V2V: le auto “parlano” tra loro per la sicurezza di tutti


V2V

Anche voi da bambini immaginavate che nel 2000 avremmo viaggiato tutti sulle auto volanti? Per questo probabilmente ci sarà da aspettare ancora qualche decennio, ma è certo che le “auto parlanti” stanno già diventando una realtà. Tranquilli, non si tratta di un film di fantascienza: per “auto parlanti” intendiamo quelle che dispongono della tecnologia “vehicle-to-vehicle”, conosciuta come V2V.

Infatti il Governo Americano e la National Higway Traffic Safety Administration (l’ente statunitense per la sicurezza stradale) hanno comunicato nel febbraio 2014 l’intenzione di rendere obbligatoria la tecnologia V2V, che sarebbe in grado di mettere in comunicazione tra loro le auto circolanti nella stessa zona. Del resto siamo nell’epoca dei social network, e non è difficile immaginare che anche le auto un giorno potrebbero “parlare” tra loro a distanza.

Ma come funziona esattamente? Il sistema radio V2V è abbastanza simile al WiFi e consente di inviare segnali elettronici fino a quasi 300 metri di distanza da un veicolo all’altro, permettendo quindi ai conducenti di essere avvertiti di un pericolo in arrivo anche se non è presente nel loro campo visivo: consente alle auto di condividere velocità, posizione, direzione di marcia, frenate  e perdita di stabilità. Sembra che se il V2V prendesse piede, potrebbe prevenire tra il 70 e l’80 percento degli incidenti stradali, avendo quindi un impatto enorme sul concetto di sicurezza, così come l’hanno avuto l’uso delle cinture e dell’air bag.

Il segretario dei trasporti Anthony Foxx ha infatti proposto l’adozione del V2V, e tale normativa verrà sottoposta a un periodo di consultazione pubblica. “La tecnologia vehicle-to-vehicle rappresenta la prossima generazione dei miglioramenti nel campo della sicurezza automobilistica”, ha dichiarato Foxx.

Gli Stati Uniti sono dunque al lavoro per definire uno standard comune di applicazione della tecnologia V2V che potrebbe diventare obbligatoria già nel 2017. In questo senso il primato di innovazione tecnologica va certamente alla casa automobilistica Ford che già da tempo sta sviluppando dei sistemi di comunicazione automatica che permettano alle auto di rilevare un pericolo e, cosa ancora più importante, comunicarlo alle altre vetture che si trovano nelle vicinanze.

Le complicazioni per quanto riguarda la diffusione di questa tecnologia sono legate a dubbi sul tema della privacy, anche se, secondo quanto dichiarato, la tecnologia V2V non è in grado di identificare i veicoli, ne tantomeno di registrare informazioni personali. Le aziende inoltre vogliono una normativa chiara che esoneri i produttori da responsabilità in caso di incidenti con auto dotate di tecnologia V2V. Il piano normativo fortunatamente sembra avviato, anche se per avere informazioni più concrete dovremo aspettare ancora qualche mese. A metà del 2014 infatti dovrebbero essere resi pubblici i risultati del primo test su larga scala con 3000 veicoli V2V effettuato nel 2012,  e sarà così possibile valutare la reale efficacia del sistema.

 

 photocredit: digital trends

Donne e parcheggi: uno studio conferma il cliché


Donne parcheggio

“Le donne non sanno parcheggiare”, quante volte avete sentito questa frase? E quante volte, da uomo, l’avete detta voi stessi e, da donna, l’avete confermata sorridendo? Posto che esistono sempre e comunque le dovute eccezioni e siamo certi che tra di voi ci siano ragazze bravissime nella pratica del parcheggio, pare che la scienza voglia confermare il cliché. Uno studio tedesco, effettuato da un gruppo di biopsicologi dell’Università di Bochum ha infatti confermato che le donne parcheggiano peggio degli uomini, anche quelle che hanno una lunga esperienza come automobiliste.

Lo studio è stato condotto da una donna: Claudia Wolf, incuriosita dal pregiudizio, ha voluto constatare quanto c’è di vero. Ha ideato questo esperimento proprio ispirata dalla frase sentita così tante volte, per capire quanto ci fosse di vero. Lo scopo era quello di scoprire quali meccanismi cerebrali scattano quando si è impegnati nell’attività di parcheggiare.

I due fattori di centrale importanza sono le capacità spaziali e, sorprendentemente, l’autostima. Se infatti ci si ritiene dei buoni parcheggiatori sarà più facile riuscire nell’impresa. Gli psicologi hanno osservato circa sessanta automobilisti sia maschi che femmine, equamente suddivisi tra esperti e meno esperti, impegnati in varie modalità di parcheggio. Per condurre l’esperimento è stata utilizzata una macchina “neutrale”, mai guidata da nessuna delle persone coinvolte per garantire dati puri, non influenzati dalle circostanze.

Gli uomini sono usciti vincenti dalla prova con tutti i possibili esperimenti: parcheggiando sanno fare manovre più velocemente, e riescono a prendere bene le misure. Diverso discorso per le donne: il primo problema inizia con l’elaborazione dei dati e la corretta misurazione delle distanze, rendendo il parcheggio più arduo.

Inoltre le donne sono tendenzialmente consapevoli di queste debolezze, e questo le rende più insicure. Il risultato dello studio è proprio questo: è vero, gli uomini saranno anche più bravi a parcheggiare, ma le donne non sono certo da meno… Previa una buona dose di autostima! La dottoressa Wolf infatti suggerisce di vedere nel parcheggio non una minaccia, ma una sfida, e partire dal presupposto che “si può fare”, per affrontare la questione con maggiore serenità e sicurezza. Quindi lo studio conferma il cliché, ma scopre anche un modo per debellarlo: donne, abbiate più fiducia in voi stesse perché non c’è niente che non sapete fare!

Dall’altro lato, sempre a proposito di luoghi comuni avrete certamente sentito la frase “Donne al volante pericolo costante”. Ecco, pare che sia completamente da smentire, e questa è un’ottima notizia. Le Assicurazioni italiane le sostengono da anni: i dati fino al 2013 dicono che sono proprio le donne ad aver pagato RCA meno costose, e secondo uno studio australiano pare che sia per automobili che per moto l’84% degli incidenti vede coinvolti gli uomini, mentre gli incidenti riguardanti le donne ammontano al 77%. Pare infatti che le guidatrici siano più caute, pazienti e meno spericolate degli uomini alla guida, hanno maggiore attenzione per ciò che avviene intorno a loro e tendono a rispettare le regole della strada con maggior impegno. Quindi non solo tendono a fare meno incidenti dei maschi, ma la gravità dei sinistri causati dalle donne è quasi sempre inferiore a quella causata dagli uomini.

Purtroppo i luoghi comuni sulle donne alla guida rimarranno sempre tantissimi, e non è escluso che le stesse donne possano decidere di reagire con una risata alle battute che le ritraggono goffe e imbranate. Ma appena saranno loro a guidare riusciranno a dimostrare a tutti quanto si sbagliano, per fortuna!

 photocredit: Coffee and smile

preventivo assicurazione auto preventivo assicurazioni moto preventivo assicurazione altri veicoli