Su due ruote: più sicuri, più connessi


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In occasione dell’Eicma 2014, il più grande evento al mondo dedicato alle due ruote, Piaggio ha presentato la “Electric Bike Project”: un prodotto che supera il concetto di bicicletta a pedalata assistita proponendo nuove funzionalità e livelli di interazione tra utente, veicolo e ambiente circostante.

Il cuore hi-tech della Piaggio Electric Bike Project è un motore elettrico da 250W-350W progettato e sviluppato dal gruppo Piaggio. Il display è contactless, ovvero si alimenta automaticamente in vicinanza della centralina; ha una porta USB con cui poter ricaricare lo smartphone e aggiornare il software.

La batteria da 400 Wh agli ioni di litio consente un’autonomia tra i 60 e i 120 km, a seconda della modalità di assistenza scelta; inoltre la batteria integra un modulo GPS/GSM che funziona sia da antifurto satellitare sia da elemento di trasmissione dati per la batteria.

piaggio

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24 febbraio 2015  |  Sicurezza Stradale, Tecnologia  |  Nessun commento

Più sicuri su strada grazie alle App


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Sicuramente le applicazioni mobile non ci offrono solo divertimento e svago: in molti casi sono utili per le attività quotidiane e nelle occasioni pratiche della vita.

E in alcuni casi possono persino dare un contributo per la sicurezza stradale.

Correre su strada è sicuramente un’esperienza più gratificante rispetto alla corsa su tapis roulant in casa o in palestra. Ma comporta anche vari pericoli quando parliamo di strade trafficate. “SmanApp” è un’applicazione che avvisa gli automobilisti della presenza di un atleta sulla loro strada. Come? Anzitutto, l’app deve essere installata da entrambe le parti: il corridore attiva l’app e avvisa tutti gli automobilisti nelle vicinanze della propria presenza sull’asfalto; dal canto suo, chi guida riceve un alert sonoro.

L’app non è utile solo per i podisti: anche i pedoni o i disabili possono avvisare chi sta intorno del proprio attraversamento entro un raggio di 250 metri. Può essere utile anche agli automobilisti: ad esempio a chi si trova in sosta di emergenza e deve segnalare di essere fermo in mezzo alla strada; così si possono ridurre gli incidenti dovuti alla distrazione durante la guida.

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L’app ricorda anche le scadenze più importanti, come il rinnovo della patente, la revisione dell’auto, la scadenza del bollo e dell’RCA. Per lo sportivo su strada inoltre conteggia il tempo e i chilometri percorsi.

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27 gennaio 2015  |  Sicurezza Stradale, Tecnologia  |  Nessun commento

Mobile Incivility: maleducazione al cellulare


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“Incivili digitali”: li incontriamo tutti i giorni e, forse, anche noi ne facciamo parte.

Uno studio italiano ne ha tracciato l’identikit. La maggior parte è composta da adulti tra i 35 e i 50 anni, seguiti da giovani della fascia 18-25 anni. Sono per lo più uomini. Il 66% utilizza lo smartphone durante l’orario di lavoro, il 58% è costantemente connesso al proprio cellulare e il 55% non si cura di abbassare il volume della suoneria.

I posti che sono principalmente teatro di questa “maleducazione digitale” sono: ufficio, mezzi pubblici e camera da letto.

Tra uomini e donne cambiano i comportamenti meno tollerati: gli uomini non sopportano l’utilizzo dello smartphone durante le riunioni, stare appiccicati al cellulare per molto tempo e l’invio ‘a raffica’ di messaggi da parte della propria compagna.

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Le donne invece non tollerano la suoneria ad alto volume in spiaggia o sui mezzi pubblici, chi utilizza il telefono durante i pasti e gli uomini che controllano costantemente le notizie sportive.

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Ecco i profili più comuni degli “incivili digitali”:

- Quelli che… passano più della metà della giornata a leggere e condividere sui social, senza rendersi conto di ciò che gli accade attorno;

- Quelli che… smanettano costantemente con lo smartphone, in strada, in ufficio, nel traffico;

- Quelli che… tengono il volume altissimo e parlano al telefono quasi gridando, come se dovessero comunicare con la Luna;

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- Quelli che… tartassano di messaggi le proprie prede online;

- Quelli che… invitano tutti i propri contatti a partecipare agli eventi, segnalano ogni promozione che incontrano e taggano amici e conoscenti nelle foto sui social network.

Quando la Mobile Incivility invade il campo della guida al volante diventa anche un serio pericolo per la sicurezza stradale. Ad esempio, è una moda crescente scattarsi selfie alla guida: secondo una ricerca Ford, in Italia un giovane su quattro lo fa abitualmente.

Sono anche state fatte campagne dedicate all’abitudine di scrivere sms al volante, rischiando la propria sicurezza e quella degli altri, come questo famoso spot di Volkswagen: https://www.youtube.com/watch?v=JHixeIr_6BM .

Il fenomeno degli “incivili digitali” è così diffuso che è stata inventata una parola, phubbing, che indica proprio “l’azione di chi snobba qualcuno, guardando il proprio cellulare invece di prestargli attenzione”.

Sul sito http://stopphubbing.com/ è possibile inviare una email scherzosa a un amico per richiamarlo e farlo riflettere su questo atteggiamento.

Voi avete in mente a chi potreste mandarla? :)


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11 novembre 2014  |  Curiosità, Sicurezza Stradale  |  Nessun commento

Sonnolenza alla guida tra campagne di sensibilizzazione e soluzioni unconventional


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I cosiddetti “colpi di sonno” arrivano nei momenti meno opportuni: ad esempio al lavoro, o alla guida. Sulla strada sono causa del 22% degli incidenti. Data l’incidenza del fenomeno, spesso dovuto a stanchezza o a lunghi viaggi, diverse case automobilistiche ed associazioni si sono attivate con campagne di sensibilizzazione.

È il caso di Aci e della sua campagna denominata “Sleep Stop”, approvata dalla Federazione internazionale dell’Automobile e lanciata in occasione del GP di Monza di Formula 1. La campagna sottolinea i benefici di una breve pausa di sonno durante i viaggi lunghi in auto e vuole far riflettere i guidatori sulle loro capacità psico-fisiche alla guida, spesso sopravvalutate (il classico “tanto a me non succederà mai”). Il primo suggerimento è infatti di fermarsi già alle prime avvisaglie di sonnolenza per fare breve soste (e “sieste”!) di 15-20 minuti di riposo.

L’Aci ha anche predisposto un questionario online raggiungibile a questo indirizzo per aiutare l’utente a prevenire gli incidenti dovuti a sonnolenza. In questa pagina del sito Aci troviamo invece una sezione d’approfondimento sul tema al fine di prevenirlo.

Non solo campagne, ma anche tecnologie per prevenire i colpi di sonno, alcune davvero “insolite”.

Come per esempio i sedili che “svegliano” il guidatore con un allarme. Una trovata che viene dall’Inghilterra: si tratta di sedili con schienali forniti di speciali sensori che rilevano il battito cardiaco (gli stessi dell’elettrocardiogramma) che quando si abbassa troppo fa scattare un allarme svegliando il guidatore. E se fosse troppo tardi, i sensori sono in grado di “dialogare” con la centralina e attivare un freno motore che fa rallentare l’auto, la devia sulla corsia di emergenza e nei casi estremi può chiamare i soccorsi.

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Un altro sistema “intelligente” è stato sviluppato da Bosch e riguarda il volante: sfrutta un algoritmo che analizza il comportamento di sterzo del guidatore dall’inizio del viaggio; il sistema rileva cambiamenti nel corso di lunghi viaggi, come fasi in cui il guidatore non sterza combinate con movimenti dello sterzo bruschi per tenere il veicolo in carreggiata, e li combina con altri parametri come la lunghezza del viaggio, gli indicatori di direzione e l’ora della giornata. Se il valore supera una certa soglia, sul cruscotto comincia a lampeggiare un’icona (quella di una tazzina di caffè ad esempio) per allertare il guidatore che è il momento di una sosta.

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Dall’Olanda invece arriva un tipo innovativo di segnaletica orizzontale che si illumina al buio che si basa appunto su uno speciale pigmento fluorescente. E’ stata sperimentata ancora solo su un tratto stradale olandese ma resta da capire se la tecnologia ha costi sostenibili per la diffusione su larga scala. Le linee fluo-luminescenti brillano appunto la notte dopo essersi caricate con la luce solare, risaltando immediatamente all’occhio del guidatore assonnato.

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Al di là dei sistemi tecnologici, il modo migliore per prevenire i danni è sempre ricordarsi di fare una sosta ogni tanto, per la sicurezza propria e degli altri.


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14 ottobre 2014  |  Sicurezza Stradale  |  Nessun commento

1914 – 2014: il primo secolo del semaforo


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Ci sono oggetti talmente comuni, talmente “normali”, oggetti a cui siamo così profondamente abituati che difficilmente riflettiamo sulla loro storia e su quanto abbiano effettivamente cambiato la nostra percezione del mondo. Il 2014 è l’anno in cui il semaforo compie 100 anni.

A New York è il 1914, centinaia di persone si danno appuntamento per le 5 del pomeriggio tra la East 105th Street e la Euclid Avenue. Curiosi, giornalisti, autorità. Sono tutti in attesa che si accenda la luce verde di quello strano aggeggio piantato sull’asfalto. L’inventore della scatola luminosa è James Hoge. Dopo di lui arriverà William Potts, con il primo semaforo automatico e nel 1923 l’afroamericano Garret Morgan brevetterà il terzo segnale, quello giallo.

In Europa il primo semaforo si accende nel 1922 a Parigi, per poi arrivare ad Amburgo, a Berlino, a Londra. Nel Bel Paese invece bisognerà attendere il 1925 per vederlo in azione, a Milano, all’incrocio tra Piazza Duomo, via Orefici e via Torino. Le reazioni dei meneghini? Naturalmente divise tra gli entusiasti e gli scettici. Negli anni ’20 del secolo scorso il traffico non era certo quello che conosciamo noi, anzi, era un fenomeno profondamente ridotto, normale dunque che l’uomo comune pensasse che il semaforo sarebbe durato ben poco, in quanto abbastanza inutile.

A Roma, capitale politica, il semaforo arriva nel 1929 quando Filippo Ugolini (inventore per passione e padre del tassametro) si mette all’opera per collaudare quel nuovo strumento, indispensabile per rendere più sicure le strade della città. Secondo gli storici pare che l’esordio romano non sia stato particolarmente positivo: le cronache dell’epoca raccontano infatti che il primo semaforo romano abbia causato diversi tamponamenti a causa del cambiamento troppo repentino dal verde al rosso. La soluzione? Aggiungere un altro segnale, di tipo acustico. Purtroppo il continuo scampanellio (simile a quello dei passaggi a livello) suscita proteste e malcontento tra i residenti che ne impongono la rimozione!

Ugolini non si arrende e anzi, continua a sperimentare prototipi costruiti a suo spese, finché finalmente l’11 gennaio del 1934 a Largo Goldoni viene installato un semaforo a più luci in cui il passaggio dal rosso al verde, e viceversa, è segnalato da una serie di lampadine che si spengono e si accendono in progressione, dando quindi più tempo agli autisti di partire o fermarsi evitando i tamponamenti. Il nuovo semaforo è un successo e prima che il 1934 finisca vengono installati 15 semafori in altrettanti incroci, consacrando Ugolini (e la sua straordinaria pazienza e determinazione) tra i personaggi più amati della Roma dell’epoca.

Un’altra tappa importante nella storia dei semafori è datata 1961 quando a Berlino viene installato il primo semaforo per passaggi pedonali che, naturalmente, si diffonde a macchia d’olio in tutto il mondo. Il segnale semaforico infatti è universale: verde, rosso e giallo, anche se non tutti i paesi utilizzano la sequenza cromatica in maniera uniforme.

Da 100 anni il semaforo è parte integrante, e importante, dell’arredo urbano e probabilmente lo sarà ancora per molto molto tempo.

Nel frattempo facciamo tanti tanti auguri alla ‘scatola luminosa’, per i suoi primi 100 anni!

 photocredit: facilisimo.com

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V2V: le auto “parlano” tra loro per la sicurezza di tutti


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Anche voi da bambini immaginavate che nel 2000 avremmo viaggiato tutti sulle auto volanti? Per questo probabilmente ci sarà da aspettare ancora qualche decennio, ma è certo che le “auto parlanti” stanno già diventando una realtà. Tranquilli, non si tratta di un film di fantascienza: per “auto parlanti” intendiamo quelle che dispongono della tecnologia “vehicle-to-vehicle”, conosciuta come V2V.

Infatti il Governo Americano e la National Higway Traffic Safety Administration (l’ente statunitense per la sicurezza stradale) hanno comunicato nel febbraio 2014 l’intenzione di rendere obbligatoria la tecnologia V2V, che sarebbe in grado di mettere in comunicazione tra loro le auto circolanti nella stessa zona. Del resto siamo nell’epoca dei social network, e non è difficile immaginare che anche le auto un giorno potrebbero “parlare” tra loro a distanza.

Ma come funziona esattamente? Il sistema radio V2V è abbastanza simile al WiFi e consente di inviare segnali elettronici fino a quasi 300 metri di distanza da un veicolo all’altro, permettendo quindi ai conducenti di essere avvertiti di un pericolo in arrivo anche se non è presente nel loro campo visivo: consente alle auto di condividere velocità, posizione, direzione di marcia, frenate  e perdita di stabilità. Sembra che se il V2V prendesse piede, potrebbe prevenire tra il 70 e l’80 percento degli incidenti stradali, avendo quindi un impatto enorme sul concetto di sicurezza, così come l’hanno avuto l’uso delle cinture e dell’air bag.

Il segretario dei trasporti Anthony Foxx ha infatti proposto l’adozione del V2V, e tale normativa verrà sottoposta a un periodo di consultazione pubblica. “La tecnologia vehicle-to-vehicle rappresenta la prossima generazione dei miglioramenti nel campo della sicurezza automobilistica”, ha dichiarato Foxx.

Gli Stati Uniti sono dunque al lavoro per definire uno standard comune di applicazione della tecnologia V2V che potrebbe diventare obbligatoria già nel 2017. In questo senso il primato di innovazione tecnologica va certamente alla casa automobilistica Ford che già da tempo sta sviluppando dei sistemi di comunicazione automatica che permettano alle auto di rilevare un pericolo e, cosa ancora più importante, comunicarlo alle altre vetture che si trovano nelle vicinanze.

Le complicazioni per quanto riguarda la diffusione di questa tecnologia sono legate a dubbi sul tema della privacy, anche se, secondo quanto dichiarato, la tecnologia V2V non è in grado di identificare i veicoli, ne tantomeno di registrare informazioni personali. Le aziende inoltre vogliono una normativa chiara che esoneri i produttori da responsabilità in caso di incidenti con auto dotate di tecnologia V2V. Il piano normativo fortunatamente sembra avviato, anche se per avere informazioni più concrete dovremo aspettare ancora qualche mese. A metà del 2014 infatti dovrebbero essere resi pubblici i risultati del primo test su larga scala con 3000 veicoli V2V effettuato nel 2012,  e sarà così possibile valutare la reale efficacia del sistema.

 

 photocredit: digital trends

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Come proteggere l’auto dal freddo


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L’inverno è la stagione della neve, del Natale, e delle serate sul divano a bere cioccolata calda. Ha tanti lati positivi, ma non si può dire che sia la stagione preferita delle nostre povere automobili che si sa, soffrono il freddo quasi quanto noi! Seguite questa breve guida di Dialogo per proteggere la vostra auto dal freddo, e eviterete non pochi problemi.

Naturalmente le auto moderne sono già attrezzate per reagire bene al freddo e alle intemperie, ma siccome la prudenza non è mai troppa è bene sapere quali sono gli errori da evitare e i consigli migliori per “resistere” alla brutta stagione.

Innanzitutto, nei periodi freddi il parabrezza dell’auto deve essere trattato con la massima attenzione. E’ abitudine piuttosto diffusa utilizzare il sale sul vetro per prevenirne il congelamento. Niente di più sbagliato! Il sale infatti se non si scioglie può graffiare il parabrezza e corrodere lo strato interno del vetro. Sconsigliatissimo anche l’uso di acqua bollente, meglio riscaldare il parabrezza lentamente evitando getti diretti di aria molto calma. E’ possibile utilizzare spray chimici per lo sbrinamento, purché non siano presenti scheggiature o crepe nel parabrezza. Il modo migliore per scongelare il parabrezza senza rischi rimane comunque quello classico: accendete il riscaldamento, aspettate qualche minuto e poi raschiate il ghiaccio con una spatola di plastica. Fastidioso, sì, ma è l’unico modo per togliere il ghiaccio dal vetro evitando inutili e più costosi rischi!

Un altro consiglio quando arriva la brutta stagione riguarda le candele. Molti non lo sanno, ma per facilitare l’avviamento a freddo dei motori a benzina sono necessarie delle buone candele: lo sapete che in commercio se ne trovano di adatte anche alle condizioni invernali? Il prezzo è leggermente più alto, ma i vantaggi sono ineguagliabili: con queste candele infatti vengono garantite le massime prestazioni dell’auto anche a basse temperature, e si usurano meno facilmente. Consigliatissime!

Importantissimo: non dimenticate di proteggere “i liquidi”, che sono la parte più vulnerabile di ogni auto. Tenete d’occhio il liquido detergente del lavavetro, perché se gela nei condotti vi sarà impossibile azionarlo e potrebbe provocare danni! Procuratevi un normale antigelo, e usatelo anche per quanto riguarda il liquido di raffreddamento del motore. L’antigelo è ottimo anche per essere utilizzato nelle serrature dell’auto, prevenendo le infiltrazioni di umidità che gelando potrebbero provocare dei blocchi.

Se dalle vostre parti di notte la temperatura scende parecchio sotto lo zero consigliamo inoltre di staccare i tergicristalli per evitare che si incollino al vetro. Per il prossimo inverno consigliamo anche di aspettare i primi freddi per lavare l’auto e poi passarla con la cera, che tiene lontana la ruggine che tende a formarsi più facilmente durante la stagione fredda (anche a causa del sale sparso sulle strade che potrebbe aggredire la carrozzeria della vostra auto).

In ultima cosa: consigliamo di acquistare un telo per auto. Utilissimo soprattutto per chi non dispone di box o spazi adeguati. In questo caso il telo dell’auto non protegge solo dal freddo, ma anche dal caldo, dalla resina degli alberi, dalla pioggia e dalle intemperie. In commercio ne esistono di sofisticati e semplici, adattabili a tutte le tasche e a tutte le esigenze.

L’ultimo consiglio, il più importante: nebbia, ghiaccio e neve possono compromettere la sicurezza di un viaggio in auto. Guidate sempre con prudenza, in qualsiasi stagione, e fate particolarmente attenzione d’inverno. Seguite i nostri preziosi consigli, e godetevi tutti i lati belli di questa stagione magica in piena sicurezza!

 photocredit: Elaborare

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Winter is coming: è tempo di gomme da neve e catene!


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Anche quest’anno l’inverno è arrivato e ha portato la solita dose di bellezza e problemi. Una delle incombenze che la stagione invernale comporta è l’utilizzo delle gomme invernali o delle catene da neve.

Ecco una miniguida sull’argomento che interessa, volenti o nolenti, tutti i guidatori.

GOMME INVERNALI O CATENE: UN DOVERE E NON SOLO UN PIACERE

L’uso delle gomme invernali e il possesso di catene da neve a bordo della vettura sono obbligatorie in svariate zone d’Italia, a partire dal 15 novembre fino al 15 aprile. Lo stabilisce la legge 120 del luglio 2010 che ha modificato il Codice della strada stabilendo che durante il periodo prestabilito i veicoli devono montare pneumatici invernali oppure, in alternativa, devono avere sempre a bordo catene da neve. L’automobilista che non rispetta l’obbligo deve pagare 84 euro di multa e può essere costretto dalle Forze dell’ordine a non proseguire il viaggio finché non si è rimesso in regola. Dunque catene e gomme da neve non sono solo un oggetto indispensabile per la nostra sicurezza, ma sono anche obbligatorie per legge.

GOMME INVERNALI O CATENE: COSA SCEGLIERE?

Montare gli pneumatici invernali è decisamente preferibile alle catene, dato che garantiscono sicurezza in tutta la stagione fredda e in caso di neve non richiedono di montare le catene. Un consiglio: per quanto la legge consenta di montare gli pneumatici invernali anche sulle sole ruote motrici è preferibile montare le gomme su tutte e quattro le ruote, poiché è recentemente emerso che, con solo due gomme sulle ruote anteriori, l’auto rischia di perdere la direzionalità posteriore in caso di curva.

COME FUNZIONANO LE GOMME INVERNALI?

La maggiore sicurezza di marcia delle gomme invernali si deve alle proprietà della miscela a base di silice, alla struttura specifica della carcassa e al disegno del battistrada, caratterizzato da incavi più profonde. Queste ‘lamelle’, su fondi innevati, trattengono uno strato di neve sulla ruota e sfruttano così il fenomeno fisico per cui l’attrito neve-neve è superiore a quello gomma-neve.

Il segno distintivo di uno pneumatico invernale è il simbolo con il fiocco di neve incorniciato dalla sagoma di una montagna, che si trova sul fianco esterno della ruota. Accanto alla marcatura, ovvero alle scritte indicanti la misure caratteristiche della gomma, deve necessariamente esserci anche la dicitura M+S (o MS, M/S, M-S, M&S), indispensabile per l’omologazione di ogni pneumatico per essere definito “invernale”.

E per quanto riguarda i costi? Costano in media circa il 20% in più di un treno di gomme estive di pari misura e caratteristiche. l costi variano da marchio a marchio, ma il consiglio è di non risparmiare troppo, perché c’è in gioco la sicurezza: il prezzo, infatti, è un buon indicatore delle doti tecniche della gomma.

…E INFINE LE CATENE

Per quanto riguarda le catene da neve la maggior parte degli automobilisti le considerano poco pratiche e scarsamente utili, e montarle è generalmente un’esperienza scomoda e faticosa per la maggior parte delle persone. Ecco qualche consiglio per rendere l’operazione più breve e semplice: innanzitutto dovete sapere che le ruote da “catenare” sono almeno due e devono essere quelle motrici (nulla vieta di porre le catene anche sulle altre ruote). È una buona idea montare le catene utilizzando dei guanti caldi ma non troppo imbottiti, e anche una torcia elettrica da tenere in macchina può essere molto utile, insieme ovviamente al giubbotto catarifrangente in caso di montaggio imprevisto!

Insomma, sentitevi liberi di scegliere il mezzo più adeguato per salvaguardare la vostra sicurezza durante il lungo e freddo inverno, e occhio alle multe!

 photocredit:  Gomme Termiche

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