In vino energia


vinacce

“In vino… energia”, si potrebbe dire stravolgendo il celebre detto “in vino veritas”. Perché dallo scorso dicembre le vinacce non sono più materiali vegetali di scarto, bensì un nuovo biocarburante pronto a dimostrare ancora una volta come ecologia e energie alternative possano essere utilizzate al servizio dell’industria.

La rivoluzione è rigorosamente made in Italy e porta la firma di due aziende di Novara, Torraccia del Piantavigna e Distilleria Francoli, che hanno avuto il lampo di genio di creare il primo forno in grado di produrre energia grazie a vari materiali di scarto, come la vinaccia, il legno di potatura dei vigneti, la lolla di riso e l’erba tagliata. E funziona! Il risultato è di 1 MW di energia prodotta ogni ora, molto più di quella necessaria per il fabbisogno delle aziende stesse, che si calcola essere circa del 10% rispetto all’energia totale prodotta. Il merito di Torraccia del Piantavigna e Distilleria Francoli è quello di aver messo a punto il primo forno in grado di elaborare materiali differenti, creando una sorta di piccola centrale elettrica. Il funzionamento del forno è tutto sommato semplice: portando (per combustione) ad ebollizione l’acqua della caldaia, il calore attiverà la turbina destinata a produrre energia elettrica. Il progetto è green al 100%: l’acqua di raffreddamento sarà riutilizzata e recuperata per il riscaldamento di serre e allevamenti di pesce. La cenere prodotta in seguito alla combustione del materiale vegetale verrà poi utilizzata da una ditta di concimi per realizzare un compost naturale. E, come se tutto questo non bastasse, anche le emissioni di C02 generate durante il processo di combustione verranno recuperate: saranno infatti utilizzate nelle serre destinate alla coltivazione di ortaggi con concimazione carbonica, ovvero in quelle serre in cui è necessario creare un ambiente ricco di anidride carbonica per accelerare la fotosintesi clorofilliana e incrementare la produttività.

Questa speciale centrale sarà messa a disposizione del territorio: anche le altre cantine potranno usufruirne (e guadagnarci in base alla quantità di materiale di scarto messo a disposizione), così come le amministrazioni comunali della zona che potranno qui smaltire tutto quel materiale che il lavoro di manutenzione di boschi e aiuole produce. In barba a chi dice che il vino fa male.

 

photocredit:  Erin McGuire

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